Cos’è la Bibbia?

“La tua parola è una lampada al mio 
piede e una luce sul mio sentiero” 
(Salmo 119:105).

La “Bibliologia” è lo studio della formazione della Bibbia e del suo sviluppo nel corso dei secoli. Tra i temi trattati: la formazione del canone, gli antichi manoscritti, le varie versioni, la storia, l’ispirazione, l’interpretazione, ecc.

La Bibbia è il testo sacro per cattolici, evangelici, ortodossi e, per l’Antico testamento, ebrei.
Secondo il rapporto dell’Alleanza Biblica Mondiale del 2009, la Bibbia intera o parti di essa è stata tradotta in 2508 lingue o dialetti.
Cos’è La Bibbia?
Il nome Bibbia viene dal greco (plurale) “ta biblìa” che significa “i libri”. Con “Biblos” (carta) si indicava la scorza del papiro e con “Biblion” si indicava il rotolo di “papiro”. “Biblion” fu il termine usato da Paolo quando scrive a Timoteo: “Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo, e i libri, specialmente le pergamene” (2 Tim 4:13). Più tardi il latino trasformò in singolare “Biblìa”, e quindi “Bibbia” in lingua corrente. Altre espressioni sono: Sacra Scrittura, Testo Sacro, la Parola di Dio, ecc.
La Bibbia, quindi, è una raccolta di libri, all’origine indipendenti tra loro, scritti in un periodo di circa 1500/1600 anni, da circa 40 scrittori vissuti in epoche diverse e di diversa cultura ed estrazione sociale: re, condottieri, profeti, pastori di pecore, gabellieri, medici, pescatori.
Nonostante la diversità degli scrittori ed il tempo trascorso, la Bibbia presenta una sorprendente unità.
La collezione si compone di 66 libri (73 per la Bibbia cattolica più alcune aggiunte al libro di Ester e Daniele), suddivisa in due grandi parti: “Antico” e “Nuovo Testamento” , dove la parola “Testamento” significa anche “Patto, Alleanza”, per indicare i due patti fatti da Dio con l’uomo: il patto della legge ed il patto della grazia. Queste espressioni trovano origine in Geremia 31:31/33 e Matteo 26:27/28:
“Ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE, «in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore, dice il SIGNORE; ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni», dice il SIGNORE: io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” (Geremia 31:31/33)
“Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo. Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati”. (Matteo 26:27/28)
Gli ebrei chiamano le sacre scritture con l’acronimo TANAK, dalle iniziali delle 3 parti in cui è diviso l’Antico testamento.
TORAH (la legge). Durante l’esodo del popolo ebraico dall’Egitto verso la terra promessa, Mosè diede loro la “TORAH”, che corrisponde al “Pentateuco” che troviamo nelle nostre Bibbie. Il “Pentateuco” (dal greco ”cinque volumi”) all’origine era un solo “rotolo» che gli israeliti chiamavano: «il libro della legge del Signore, dato per mezzo di Mosè» (2 Cron. 34:14), «la legge di Mosè» (Esdra 7:6) o semplicemente «la legge» (Mat. 12:5). Il nome “Pentateuco” fu dato dai “settanta» che introdussero anche la divisione in Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio.
NEBHIIM (I Profeti): questa raccolta va da Giosuè e ai profeti minori.
KETHUBHIM (Altri scritti), comprendente Salmi, Proverbi, Giobbe, Cantico dei Cantici, Rut, Ecclesiaste, Lamentazioni, Ester, Daniele, Esdra, Nehemia, 1, 2 Cronache.

Scritta da uomini per uomini

La Bibbia non è un libro disceso dal cielo, ma Dio ha scelto uomini per parlare ad altri uomini, col linguaggio degli uomini. L’”ispirazione” è l’influenza esercitata dallo Spirito Santo sugli scrittori del testo sacro perché essi potessero trasmettere fedelmente la rivelazione ricevuta.
“Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori. Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:19/21)
“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Tim. 3:16)
Le lingue della Bibbia
L’Antico Testamento fu scritto in ebraico, la lingua di ceppo semitico, con l’eccezione di alcuni brevi passi di Esdra, Daniele, un verso di Geremia ed uno della Genesi, che sono stati scritti in aramaico, una lingua molto vicina all’ebraico (non si tratta di un dialetto), di origine nord Mesopotamico, che gli ebrei iniziarono a parlare dopo il ritorno dalla cattività. Ai tempi di Gesù si parlava l’aramaico mentre l’ebraico continuo ad essere la lingua ufficiale della liturgia religiosa.
Il Nuovo Testamento fu scritto completamente in greco, nella forma Koinè”, cioè la lingua comune e popolare e non la lingua più dotta del greco classico.
Suddivisione dei libri della Bibbia:
ANTICO TESTAMENTO
Pentaeuco o legge: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio.
Libri storici: Giosuè, Giudici, Rut, 1,2 Samuele, 1,2 Re, 1,2 Cronache, Esdra, Nehemia, Ester.
Poetici o sapienzali: Giobbe, Salmi, Proverbi, Ecclesiaste, Cantico dei canti.
Profeti maggiori: Isaia, Geremia, Lamentazioni, Ezechiele, Daniele.
Profeti Minori: Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Nahum, Habacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia.
NUOVO TESTAMENTO
Vangeli: Matteo, Marco, Luca, Giovanni.
Storia: Atti degli apostoli
Lettere Paoline: Romani, 1,2 Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1,2 Tessalonicesi, 1,2 Timoteo, Tito, Filemone.
Lettere Cattoliche: Ebrei, Giacomo, 1,2 Pietro, 1,2,3, Giovanni, Giuda.
Profezia: Apocalisse.

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Formazione dell’Antico Testamento

Prima dell’invenzione della scrittura, gli insegnamenti sacri furono trasmessi da una generazione all’altra, attraverso la tradizione orale. Alla sera i figli ascoltano dalla bocca del padre le vicende di Abraamo, Isacco e Giacobbe, un racconto semplice fondato sulla certezza che Dio è presente nella storia ed ha un rapporto personale con l’uomo; così Abraamo diventa ”amico di Dio” ed il Signore “Dio d’Abraamo”:

“Abraamo credette a Dio, e ciò gli fu messo in conto come giustizia; e fu chiamato amico di Dio” (Giac. 2:23).
“Io sono il Dio di tuo padre, il Dio d’Abraamo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe” (Esodo 3:6).
Anticamente, i materiali per scrivere furono diversi e variarono col tempo. Nella storia della scrittura biblica si passò dalla pelle di animali al papiro, un tempo abbondante nella valle del Nilo, dal papiro alla pergamena e, molto più tardi, dalla pergamena alla carta.

Invenzione della Pergamena

Plinio (Storia XIII, II) narra che: “Il re d’Egitto, vedendo di mal occhio che la biblioteca di Eumene II re di Pergamo (197 – 158 a.C.) cresceva straordinariamente, proibì a un tratto l’esportazione del papiro. Eumene, allora, tornò alla pelle che, preparata in un modo nuovo, servì ufficialmente ai re di Pergamo, e si chiamò appunto pergamena” (Storia della Bibbia, Giovanni Luzzi).

Formazione dell’Antico Testamento

“In principio … non c’era il libro, c’era la Parola (Giov. 1:1); alle sorgenti dell’esperienza religiosa d’Israele, come della Chiesa, non sta la Bibbia, ma la rivelazione, cioè una straordinaria esperienza di comunione tra Dio ed il suo popolo” (Francesco Lambiasi, Introduzione alla Sacra Scrittura)
La formazione dell’Antico Testamento fu un cammino lungo e difficile, parallelo all’evoluzione della scrittura ed alle esperienze del popolo ebraico. La tradizione orale svolse un ruolo importante fino alla redazione del “Testo Masoretico”.
Durante il viaggio verso la terra promessa, Mosè ricevette, sul Sinai, direttamente da Dio, la legge:
“Quando il SIGNORE ebbe finito di parlare con Mosè sul monte Sinai, gli diede le due tavole della testimonianza, tavole di pietra, scritte con il dito di Dio” (Esodo 31:18).
I primi scritti risalenti al 1450 circa a.C. furono attribuiti a Mosè. Sull’autenticità mosaica del pentateuco i pareri sono discordi. A sostegno la stessa Scrittura che indica in Mosè l’autore ispirato da Dio:
“Poi il SIGNORE disse a Mosè: scrivi queste parole; perché sul fondamento di queste parole io ho fatto un patto con te e con Israele” (Esodo 34:27).
“Mosè scrisse questa legge e la diede ai sacerdoti figli di Levi che portavano l’arca del patto del SIGNORE, e a tutti gli anziani d’Israele” (Deut. 31:9).
“Prendete questo libro della legge e mettetelo accanto all’arca del patto del SIGNORE vostro Dio; e lì rimanga come testimonianza contro di te” (Deut. 31:26).
Lo studio critico, invece, colloca la redazione del testo in data posteriore a Mosè e ne attribuisce la paternità alle quattro tradizioni orali, che sono alla base del Pentateuco: Jawista, Eloista, deuteronomista e sacerdotale. Inoltre si fanno notare i differenti stili letterari e l’uso della terza persona, compreso il racconto della morte di Mosè (Deut. 34). In conclusione, Mosè scrisse originariamente la rivelazione ricevuta dal Signore sul Sinai, ma, come vedremo più avanti, fu rielaborata dalle varie tradizione orali.
Le tradizioni orali
Dopo la conquista della terra promessa con Giosuè, il periodo dei giudici non fu tra i migliori ed il popolo trascurò la Parola di Dio e le frequenti guerre hanno, probabilmente, reso introvabili i manoscritti. In questo tempo Dio parlò al popolo attraverso uomini ripieni di Spirito Santo (Giudici o profeti). Con la monarchia, dopo l’esperienza di Saul, la nazione, sotto i re Davide e Salomone raggiunge il massimo splendore; c’è un ritorno ed una riscoperta della Legge di Dio.
La tradizione Jawista, composta verso la fine del X sec. a.C. in Giudea, sulle basi delle più antiche tradizioni orali. Javista perché chiama Dio con il tetragramma JHWH.
La tradizione Eloista, composta in Efrem, nel regno del nord, forse nel IX sec. a. C. Eloista perché chiama Dio con il nome comune di Elohim.
La tradizione Deuteronista, composta in Giuda ai tempi del re Giosia, quando, intorno al 621 a.C., durante i restauri del Tempio fu ritrovata una copia della legge. La lettura pubblica fatta al re ed al popolo, fu la scintilla per un grande risveglio ed un grande rinnovamento morale e spirituale.
Lettura suggerita: 2 Re 22:1/11, 2 Re 23:1/3, 25
La tradizione sacerdotale. Nel 586 a.C. Nabuconodosor conquistò Gerusalemme, distrusse il Tempio e gli scritti sacri e portò in cattività il popolo. Iniziata in esilio quest’opera fu ultimata al ritorno in patria, verso l’anno 444 a. C., ed è legata ai nomi di Esdra e Neemia. Dopo una difficile opera di restaurazione sociale, politica e religiosa è fatta la lettura pubblica della Legge che segna un momento di ravvedimento.
Lettura suggerita: Neehmia 8:1/12
Questo è il tempo in cui si forma la maggior parte dei libri della Bibbia. Intanto, probabilmente durante il V sec. a.C., con la fusione delle quattro tradizioni già esistenti (“jahwista”, “elohista”, “deuteronomista”, “sacerdotale”) prende forma l’attuale Pentateuco. Comincia, in questo tempo, a prendere forma il canone ebraico.
Il canone dell’Antico testamento
Per canone si intende l’insieme di tutti gli scritti che compongono la Bibbia. La parola canone deriva dal greco Kanon (canna per misurare), che significa regola, norma.
La versione dei settanta (Septuaginta) o, “canone Alessandrino”
Realizzata, tra il 250-150 a.C., da un gruppo di settantadue rabbini (sei per ogni tribù) riuniti ad Alessandria d’Egitto, nell’isola di Faro, per volere di re Tolomeo Filadelfo. Questa versione fu detta dei settanta (greco: septuaginta), o canone Alessandrino e fu la prima traduzione dell’Antico Testamento in greco volgare (koinè). Ebbe un grande successo e servì agli ebrei della diaspora ed ai primi cristiani nel mondo greco. Questa versione contiene i cosiddetti libri apocrifi (nascosti), o deuterocanonici, cioè facenti parte del secondo canone, appunto il canone greco.
Dalla septuaginta sarà tradotta la vulgata, di cui parleremo più avanti, in latino ed il Pentateuco samaritano, nel dialetto parlato dai samaritani. Il primo esemplare, risalente al X sec. d.C., fu ritrovato nel 1616 a Damasco dal viaggiatore Pietro Della Valle. L’esemplare più importante si trova nella sinagoga di Nablus, l’antica Sichem, dove è custodito gelosamente ed esposto al pubblico nel gran giorno del perdono.

Il Canone ebraico

Secondo la tradizione degli ebrei della Giudea, il canone dei libri ispirati era considerato completato al tempo di Esdra e Neemia. Da allora non sorsero in Israele profeti ispirati, è il tempo del “silenzio di Dio”. Inoltre, per gli ebrei, era impensabile che gli scritti sacri fossero redatti in una lingua che non fosse l’ebraico.
Il canone dell’Antico Testamento fu fissato definitivamente dal sinodo ebraico di Jamnia del 90 d.C. ed è lo stesso che si trova nelle Bibbie evangeliche, mentre la chiesa cattolica e la chiesa ortodossa hanno adottato la versione dei settanta.

Il testo Masoretico

Quando le vicende del popolo ebraico (diaspore, mescolanze di culture, ed altro) resero difficile, o meglio, impossibile la conservazione della tradizione orale, sorsero i masoreti (da masora, tradizione), scuola rabbinica di Tiberiade e Babilonia che svolsero un imponente lavoro durato dal 500 al 900 d.C.:
Raccolsero e misero per iscritto l’immenso materiale della masora o tradizione.
Ordinarono in un commentario le osservazioni dei loro predecessori.
Per prevenire aggiunte ed omissioni, annotarono il testo indicando a margine il numero delle parole e persino delle lettere.
Vi aggiunsero le loro annotazioni con caratteri piccolissimi, appena percettibili.
L’ebraico antico si scriveva senza vocali quindi crearono un sistema di vocalizzazioni che ne fissava in modo preciso la pronuncia.
Introdussero un sistema di punteggiatura per la divisione dei passi ed inventarono un metodo per accentare il testo ed indicare al lettore la modulazione della voce.
Si è formato in questo modo il testo masoretico che è divenuto il testo ufficiale per gli ebrei, ancora oggi. L’esemplare più celebre è il codice L, conservato a San Pietroburgo.

I libri apocrifi

Le versioni cattoliche ed ortodosse contengono una lista di libri (o parti) detti apocrifi (nascosti), o deuterocanonici, ossia del secondo canone, mentre l’elenco dei libri riconosciuti ispirati da tutta la cristianità e dagli ebrei, per l’Antico Testamento, sono detti protocanonici. Le parti apocrifi “(o deuterocanonici) furono dichiarati canonici dal concilio di Trento, nel 1546 e sono: Tobia, Giuditta, Baruc, Siracide (Ecclesiastico), La sapienza, 1° e 2° Maccabei e alcuni brani ai libri di Ester e Daniele.
Perché non accettiamo i libri apocrifi?
Gli israeliti cui “furono affidate le rivelazioni di Dio” (Rom. 3:2) non li riconoscono ispirati.
La chiesa dei primi secoli e molti padri della chiesa non li riconoscevano ispirati. Girolamo, traduttore della Vulgata, affermava che: ”la chiesa li legge per trarne esempio di vita ed istruzione, ma non li utilizza per stabilire qualche dottrina”.
Nessun passo di questi libri è citato nel Nuovo Testamento.
È strano che mentre il concilio di Trento decreta la canonicità del testo biblico, la chiesa ne proibisce la lettura al popolo ed istituisce il tribunale dell’inquisizione. Fu il concilio vaticano II, con la Dei Verbum, che abolì l’assurdo divieto ed incoraggiò i cattolici a leggere la Bibbia.
Gli stessi scrittori apocrifi hanno grosse riserve sul loro lavoro: “Se la disposizione dei fatti è riuscita scritta bene e ben composta, era quello che volevo; se invece è riuscita di poco valore e mediocre, questo solo ho potuto fare….” (2 Macc. 15:38/39).
Sostengono dottrine in contrasto col resto della Sacra Scrittura: “Poiché l’elemosina libera dalla morte e salva dall’andare tra le tenebre” (Tobia 4:10); “… Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato” (2 Macc. 12:38).
“Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri” (Tobia 6:1)

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Formazione del Nuovo Testamento

Gesù non scrisse nessun libro ma predicò il “Vangelo del regno”:

“Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo” (Matteo 4:23).

“…. la storia di Gesù di Nazaret; come Dio lo ha unto di Spirito Santo e di potenza; e com’egli è andato dappertutto facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (Atti 10:37/38)
“.…consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. …” (1 Cor. 15:22/26)
Cosa significa Vangelo del regno?
Vangelo, dal greco evanghelion (buona notizia), quindi annuncio della buona notizia della restaurazione della sovranità di Dio.

Nota:
L’entrata del peccato nel mondo è stata una ribellione alla sovranità di Dio; la venuta di Gesù è il compimento del piano di Dio per ristabilire il regno.
L’annuncio del Vangelo deve portare alla liberazione dal potere del diavolo e dal dominio di satana ed al ristabilimento della sovranità di Dio sull’uomo. Gli ideali del regno e la figura di Cristo sono la base della predicazione.

Prima di concludere la Sua missione terrena, Gesù affidò ai suoi discepoli il mandato per proseguire la Sua opera: la predicazione del “Vangelo del regno”:
“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:19/20).
La chiesa nacque in Gerusalemme il giorno della Pentecoste, per l’azione potente dello Spirito Santo, e si diffuse rapidamente in tutto l’impero e fino all’estremità della terra, secondo la promessa profetica di Gesù:
“Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8).
Le comunità divennero numerose ancor prima che ci fosse alcuna forma di letteratura cristiana; la predicazione, nella chiesa nascente, si fondava sulle antiche scritture ebraiche e sulla testimonianza oculare dei discepoli.
La soluzione dei problemi dottrinali, comportamentali o contrasti fra la chiesa di Gerusalemme e le chiese elleniche era demandata all’autorità apostolica, che affrontava le situazioni di persona od attraverso la corrispondenza epistolare. Nasceva così la letteratura del N. T.
Il canone del Nuovo testamento si formò in parallelo con la formazione delle dottrine cristiane e dell’organizzazione della chiesa.

La letteratura del Nuovo Testamento

La letteratura neo testamentaria nasce e si sviluppa in parallelo con la formazione della dottrina cristiana e l’organizzazione della chiesa. Gli scritti apostolici rispondono ad un’esigenza, un bisogno che nasce in una chiesa che continua a crescere. Gli scrittori non hanno pretese di canonicità, ma i loro scritti girano e sono letti nelle chiese locali, spesso su consiglio degli stessi apostoli.
Paolo raccomanda che le sue epistole siano lette nella chiesa destinataria ma anche nelle altre chiese della regione: “Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e leggete anche voi quella che vi sarà mandata da Laodicea” (Col. 4:16).
Pietro testimonia dell’importanza degli scritti di Paolo: “… considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data; e questo egli fa in tutte le sue lettere, in cui tratta di questi argomenti. In esse ci sono alcune cose difficili a capirsi, che gli uomini ignoranti e instabili travisano a loro perdizione come anche le altre Scritture” (2 Pietro 3:15/16).
I primi libri ad essere scritti furono la prima (anno 51) e la seconda (anno 52) lettera ai Tessalonicesi.
I Vangeli sono stati redatti, rispettivamente: Matteo (60 d.C.), indirizzato ai credenti di origine ebraica, presenta Gesù come Messia, il re dei Giudei. Luca (61 d. C.), scritto per i credenti di cultura greca, presenta Gesù l’uomo perfetto. Marco (63 d. C.), scritto per i credenti di cultura romana, presenta Gesù il servo del Signore e la sua opera. Giovanni (90 d. C.), scritto per contrastare le dottrine che negavano la divinità di Gesù, per dimostrare che Gesù è Dio.
I Vangeli di Matteo, Marco e Luca sono detti “sinottici” da sinossi (greco synopsis, sguardo d’insieme), perché se li confrontiamo, disposti affiancate, notiamo molte somiglianze. Gli atti degli apostoli contengono la storia della chiesa nei suoi primi trent’anni, in particolare il ministero di Paolo. Le lettere sono la corrispondenza che gli apostoli tengono con le chiese sparse in tutto l’impero o con altri servitori o discepoli. Infine, l’Apocalisse, contiene le profezie delle “cose che devono avvenire” (Apoc. 1:19) negli ultimi tempi, compreso il ritorno di Gesù.
Formazione del canone
Gli scritti canonici del Nuovo Testamento furono composti tutti nel primo secolo della nostra era. Scomparsi gli apostoli, alla chiesa rimasero i loro scritti che erano normalmente letti nelle adunanze. Il processo di formazione del canone fu lungo e non senza contrasti.
Il frammento Muratoriano (o canone muratoriano). Nel 1740, Ludovico Antonio Muratori scoprì, nella biblioteca ambrosiana di Milano, una copia dell’elenco di una prima collezione di scritti, in uso nella chiesa latina, risalente al 170/180. Si tratta del più antico canone conosciuto del N. T. In questo canone non sono mentovati: ebrei, Giacomo, 3 Giovanni, 1 e 2 Pietro.
Da Eusebio di Cesarea (264-340) si hanno notizie dell’esistenza di un canone in uso nella chiesa. Finalmente, nel concilio di Laodicea nel 363, la chiesa greca fissò definitivamente il canone neotestamentario, mentre la chiesa latina definì il proprio canone nei concili di Ippona 393 e Cartagine 397.
Ancora una volta il volere di Dio prevalse sulle discussioni umane ed il canone del N. T. fu fissato dalle due grandi chiese cristiane nel medesimo periodo. Ancora una volta gli uomini furono strumenti nel mani di Dio. Non saremo mai abbastanza grati a Dio per il dono della Sua Parola: la Bibbia.

Criteri di canonicità

I criteri usati dalla chiesa per stabilire la canonicità delle scritture, furono:
L’origine apostolica. Furono considerati canonici gli scritti degli apostoli, dei loro collaboratori più vicini, oppure approvati dagli stessi.
La conformità e fedeltà alla predicazione di Gesù e degli apostoli.
La cattolicità (nel senso di universalità), quando gli scritti erano accettati da tutte, o quasi, le chiese.

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Gli antichi manoscritti

I testi dell’Antico e del Nuovo Testamento furono copiati e ricopiati a mano migliaia di volte. Molti manoscritti, sia gli originali che le copie, andarono persi, si consumarono con l’uso o furono distrutti a causa delle frequenti persecuzioni. Inoltre, per quanto riguarda l’Antico Testamento, i manoscritti consumati dall’uso o con le parole sbiadite (gli ebrei usavano baciare le prime e le ultime parole del brano che leggevano) dovevano essere distrutti per non cadere in mani profane. Comunque sono tanti i manoscritti o frammenti giunti sino a noi.

Anticamente gli scritti venivano arrotolati e detti appunto rotoli. Più tardi si cominciò a scrivere su veri e propri libri di pergamena (o papiro) detti codici.

I Manoscritti più importanti

Il Codice Sinaitico (Codice S). Nel 1844 il biblista tedesco Costantino Tischendorf, in visita al Monastero di S. Caterina, sul Sinai, riuscì a salvare una cesta piena di fogli di pergamena destinati al fuoco. Nei successivi viaggi, nel 1853 e 1859, scoprì ancora altro materiale prezioso. Il codice sinaitico contiene tutto il N.T. e parte dell’A.T. nella versione dei settanta. Il codice fu donato allo Zar Alessandro II, dietro versamento di una cospicua donazione di 9 mila rubli equivalente a 33.750 lire del 1869. Conservato a San Pietroburgo fino al 1933, fu acquistato dal British Museum di Londra per la somma di 100 mila sterline (circa 2 milioni di lire del 1933). Risale al IV sec. d.C. (375).
Intermezzo di lettura suggerita: Salmo 119:98/104
Il Codice Vaticano (Codice B). Il nome deriva dal fatto che la Biblioteca Vaticana lo possiede da tempo immemorabile (compare nel catalogo vaticano fin dal 1475). È considerato la più antica copia integrale (o quasi) della Bibbia; contiene la Bibbia da Genesi 46:28 a Ebrei 9:4, esclusi i salmi da 106 a 108. Nel 1809, fu portato in Francia da Napoleone, assieme ad altri tesori letterari ed artistici. Restituito alla Biblioteca Vaticana fu conservato così gelosamente che non fu concesso studiarlo neppure agli esperti. Infine Pio IX fece fare delle copie che mise a disposizione degli studiosi. Si pensa sia stato scritto in Egitto nella metà del IV sec. d.C.
Il Codice Alessandrino (Codice A). Fu presentato al patriarca di Alessandria d’Egitto (dalla quale prende il nome) nel 1098, contiene tutta la Bibbia, compresi gli apocrifi. Mancano una quarantina di fogli: 9 dei salmi, 25 di Matteo ed altri. Risale al V sec. d.C. ed è conservato al British Museum di Londra dal 1628.
Il Codice di Efrem (Codice C). Inizialmente doveva contenere tutta la Bibbia, oggi si conservano soltanto 209 fogli con parti sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento. Risale al V sec. d.C., ma intorno al XII sec. i fogli di pergamena furono raschiati per copiare alcuni scritti di un certo Efrem il Siro (da cui prende il nome). Per decifrare lo scritto originale, nel 1843, Tischendorf dovette fare uso di reagenti chimici che, purtroppo, con il tempo, hanno annerito e resa illeggibile la pergamena. Oggi è possibile leggere il testo con l’uso dei raggi ultravioletti. Da Costantinopoli il codice fu portato prima a Firenze e poi a Parigi, dove è conservato nella Biblioteca Nazionale.
Il Codice Beza (Codice D). Scritto in greco e latino, contiene i vangeli e gli atti degli apostoli. Deve il suo nome al fatto di essere appartenuto al riformatore Teodoro di Beza, discepolo prediletto di Calvino e direttore dell’Accademia Teologica di Ginevra. Nel 1581 fu donato all’Università di Cambridge, dove è attualmente conservato.
Il papiro P52. È il più antico frammento di manoscritto del N. T. e risale al 125, contiene su un lato Giovanni 8:31/33 e sul retro i versi 37 e 38 dello stesso capitolo. Il ritrovamento di questo frammento prova che, il Vangelo di Giovanni, benché scritto in Asia verso la fine del I secolo, era già conosciuto nella valle del Nilo, da cui proviene il P52, verso il 120–130.
Intermezzo di Lettura: Salmo 119:105/112

I rotoli del Mar Morto (o manoscritti di Qumran)

Nel periodo a cavallo tra la fine del millennio a.C. ed il 68 d. C. (anno della conquista da parte dei romani), sulla costa nord occidentale del Mar Morto viveva una comunità di tipo monastico: gli Esseni; una setta ebraica che seguiva una dottrina ascetica e di purezza. All’arrivo delle legioni romane è possibile che siano fuggiti, lasciando ben nascosti gli scritti in loro possesso.
Quasi due mila anni più tardi, nella primavera del 1947, un ragazzo beduino, appartenente ad una tribù di pastori, accampata nei pressi della sorgente, stava rincorrendo una capra, mentre lanciava sassi, uno di questi imboccò l’apertura a metà crollata di una delle numerose grotte della zona. Alle orecchie del ragazzo giunse un suono come di cocci infranti, spaventato scappò via, ma poi incuriosito tornò insieme ad un altro ragazzo per esplorare la grotta. Entrati trovarono una serie di giare, alcune in piedi ben ordinate e ben coperte, altre cadute per terra o rotte. All’interno, avvolti in stoffa e ricoperte da un materiale simile alla pece o alla cera, c’erano dei rotoli di pergamena, ancora ben conservati.
Le ricerche durate circa 10 anni, nelle 11 grotte di Qumran, portarono alla luce una notevole quantità di reperti. È stato ritrovato (rotoli interi o frammenti) tutto il canone ebraico protocanonico, ad eccezione del libro di Ester, oltre ad altri scritti, tra cui le regole della Comunità di Qumran. Il rotolo più famoso è quello di Isaia, trovato nella prima grotta (rotolo A), che misura mt. 7,34 X cm. 26 è formato da 17 pezzi di pelle cuciti assieme. In seguito fu trovato un secondo rotolo (frammentario), di Isaia (rotolo B).
I rotoli del Mar Morto hanno confermato l’accuratezza e la fedeltà con cui i Masoreti stabilirono il canone dell’Antico Testamento. I rotoli di Qumran sono conservati a Gerusalemme.
Il frammento 7Q5. Tra i reperti della grotta n. 7, il gesuita spagnolo Joseph O’Callaghan, ritiene che sia stato trovato un frammento del Vangelo di Marco 6:52-53: “In realtà non avevano ben capito il fatto dei pani perché il loro cuore era indurito. E avendo attraversato il lago verso terra giunsero a Genesaret e sbarcarono”. Se l’ipotesi fosse esatta, si tratterebbe del più antico reperto del N.T. e dimostrerebbe che i Vangeli sono stati scritti subito dopo la morte di Gesù.
Intermezzo di Lettura: Salmo 119:129/136

Le regole dello scriba

Gli antichi scrivani hanno copiato i testi sacri con grande accuratezza, dovuta sia al grande rispetto che essi avevano verso gli scritti sacri e sia alle regole rigorosissime imposte allo scriba:
Il rotolo dev’essere fatto di pelle d’animali puri, preparato per l’uso speciale della sinagoga, da un israelita e non da un gentile. I pezzi di pelle devono essere uniti l’uno all’altro per mezzo di corde di tendini d’animale puro.
Il manoscritto originale dev’essere antico e riconosciuto autentico.
Ogni pergamena deve contenere un numero di colonne sempre uguali per tutto il codice. La lunghezza di ogni colonna non deve essere inferiore a 48 linee né superiore a 60. Nella larghezza non deve contenere più di trenta lettere.
Il codice dev’essere prima rigato e se lo scriba scrivesse tre parole in uno spazio non rigato, il codice non varrebbe più nulla
Nessuna parola né lettera, nemmeno uno iod, dev’essere scritto a memoria, senza che lo scriba abbia guardato bene l’originale.
Tra una consonante e l’altra, deve lasciare lo spazio di un capello o un filo. Tra parola e parola, la larghezza di una delle consonanti più strette. Tra un paragrafo e l’altro dev’essere lasciato lo spazio di 9 consonanti. Tra un libro ed il successivo si lascino 3 righe.
Il quinto libro di Mosè deve terminare esattamente con una riga completa.
Lo scriba deve indossare l’abito giudaico.
Non deve scrivere nessuno dei nomi di Dio con una penna appena intinta nell’inchiostro per la prima volta. L’inchiostro deve essere nero, preparato con una mistura di fuliggine, carbon dolce e miele.
Quando scrive uno dei nomi di Dio deve raccogliersi devotamente. Prima di scrivere il nome di Jahve deve fare una abluzione e se, mentre sta scrivendo il santo nome, qualcuno gli rivolgesse la parola, fosse anche un re, deve continuare a scrivere senza degnare neppure di uno sguardo l’interlocutore.

Rotolo ebraico

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La scrittura per gli ebrei e la chiesa antica

La Bibbia per gli ebrei

Per gli antichi ebrei era un preciso dovere fare della Parola di Dio oggetto di conversazione ed insegnamento.
Deut. 11:18/21: “Vi metterete dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e ve le metterete sulla fronte in mezzo agli occhi; …. le scriverai sugli stipiti della tua casa …. “.
Nota: I Filatteri (ebr. tèfillim), sono i due astucci di cuoio contenenti una pergamena con alcuni versi della Torah, che gli uomini ebrei legano, al braccio sinistro e alla fronte durante la preghiera. “Ciò sarà per te come un segno sulla tua mano, come un ricordo fra i tuoi occhi, affinché la legge del SIGNORE sia nella tua bocca; poiché il SIGNORE ti ha fatto uscire dall’Egitto con mano potente” (Esodo 13:9) I mezuzot, invece, sono delle piccole pergamene affissi agli stipiti della porta di casa, in ottemperanza al precetto divino. Infine le frange che ornavano la parte inferiore dei loro mantelli.
La Torah veniva letta nel tempio e nelle sinagoghe e doveva essere letta, per intero, pubblicamente ogni sette anni alla festa delle Capanne (Deut. 31:11). In determinate occasioni o periodi venivano letti anche gli altri scritti sacri; a Nazaret, Gesù lesse dal libro di Isaia: “Si recò a Nazaret, dov’era stato allevato e, com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere, gli fu dato il libro del profeta Isaia” (Luca 4:16/17). Ancora oggi gli ebrei leggono la Torah, per intero, in un anno.
Ai tempi di Giosia e di Esdra la lettura pubblica della Torah portò al ravvedimento ed alla consacrazione del popolo al Signore:
Lettura suggerita: 2 Re 22:1/11, 2 Re 23:1/3, 25 – Neehmia 8:1/12

La Bibbia nella chiesa primitiva

Quando i libri erano rotoli o codici, e fino alla diffusione dei libri stampati, per i primi cristiani, la conoscenza della Parola di Dio era data dalla lettura pubblica della Scrittura. Occorre tenere presente che la chiesa nacque è si sviluppò nell’ambiente giudaico.
Atti 8:26/28: “…. un etiope, eunuco e ministro di Candace, ….. ora stava tornandosene, seduto sul suo carro, leggendo il profeta Isaia”.
Paolo e Barnaba ad Antiochia. Atti 13:14/15 “….. Dopo la lettura della legge e dei profeti, i capi della sinagoga mandarono a dir loro: Fratelli, se avete qualche parola di esortazione da rivolgere al popolo, ditela”.
I credenti di Berea. “…. ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture …. ” (Atti 17:10/11)
2 Timoteo 3:14/17 “persevera nelle cose che hai imparate …., e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, ….”.
Nei primi secoli della chiesa gli scritti apostolici venivano lette nell’assemblea: .“Quando questa lettera sarà stata letta da voi, fate che sia letta anche nella chiesa dei Laodicesi, e leggete anche voi quella che vi sarà mandata da Laodicea” (Colossesi 4:16).
Antiche versioni delle Scritture.
Per gli ebrei la conoscenza della Parola di Dio, ancora oggi, è un fatto scontato, sono significative le espressioni di Gesù riportate nei vangeli: “non avete voi letto”.
Ma anche i primi cristiani non furono di meno. Nei primi secoli della chiesa gli scritti furono diverse le versioni degli scritti sacri nelle lingue locali:
Vetus latina, II sec., Bibbia completa tradotta dalla versione dei Settanta per l’A.T., in uso nella chiesa latina fino al IV sec.
Versione Siriaca, II sec, N. T. in uso tra i cristiani della Siria.
Versione Peshitta (che significa semplice), IV sec, è una variante della versione Siriaca.
Versione Copta, II sec., una lingua locale parlata in Egitto.
A queste seguirono altre traduzioni in Etiopico, gotico e armeno.
Fino al quarto secolo, la chiesa ebbe cura di tradurre gli scritti sacri nelle lingue locali dei luoghi che erano raggiunti dalla predicazione del Vangelo, perché tutti potessero ascoltare e capire la Parola di Dio.

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Dalla Vulgata al Medio Evo

La Vulgata

La più importante versione della Bibbia in latino fu la Vulgata di Girolamo. Il nome Vulgata deriva da “vulgata editio” (edizione per il popolo). Girolamo, figlio di cristiani benestanti, studio a Roma la letteratura latina ed il greco. Fu segretario del vescovo di Roma Damaso I da cui ricevette l’incarico di tradurre la Bibbia in latino.
Girolamo si recò prima ad Antiochia di Siria, per apprendere l’ebraico, poi, verso la fine del IV secolo, si stabilì a Betlemme, dove tradusse l’AT dal testo ebraico, inserendo i libri apocrifi della versione dei settanta; mentre per il NT eseguì una revisione della Vetus latina. L’opera fu completata intorno al 405/406.
All’inizio la Vulgata fu molto criticata, ma in seguito ebbe un grande successo e divenne il testo ufficiale della chiesa di Roma fino al Concilio Vaticano II. Nel 1546 il Concilio di Trento dichiarò la Vulgata la sola autentica ed ispirata. Con l’invenzione della stampa, la Vulgata fu il primo libro ad essere stampato. Fu revisionata sotto i pontificati di Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII (1592-1605) prendendo il nome di Vulgata Sisto Clementina.
Verso il Medio Evo
Nel IV secolo il cristianesimo divenne religione di stato e poco per volta la Bibbia si allontanò sempre più dalla gente. L’analfabetismo era grande e l’insegnamento rimase nelle mani della chiesa, senza possibilità di verifica. Come era lontano il ricordo dell’esperienza della chiesa di Berea: (Atti 17:10/11).
Per tutto il medio evo non vi furono nuove traduzioni ma avvennero alcuni fatti degni di nota:
La Bibbia dei poveri (Biblia pauperum). I codici iniziarono ad essere illustrate e nelle chiese comparvero gli affreschi di scene bibliche, da qui il detto di Bibbia dei poveri. “La pittura è usata nelle chiese perché gli analfabeti, guardando sulle pareti, leggano ciò che non sono capaci di decifrare sui codici” (Gregorio Magno, VI sec).
La Bibbia chiusa. La Bibbia medioevale fu dunque il regno del colore, della bellezza, della ricchezza. Ma fu anche una Bibbia generalmente “chiusa”, da venerare più che da capire. Chiusa perché scritta in latino, una lingua dotta, che rapidamente scompariva dall’uso; chiusa perché, per l’alto costo, erano accessibile solo al clero o ai ricchi. Una Bibbia bella, ricca di miniature, ma che nessuno legge.
La Bibbia di Borso d’Este. Fra tutte per lo splendore delle sue miniature spicca la Bibbia di Borso d’Este Duca di Ferrara (1455-61). Un’opera in due volumi, celebre per la sontuosità, l’eleganza e la ricchezza eccezionale, con riquadri a piena pagina che conferiscono al testo maggiore solennità e ne fanno uno dei più splendidi monumenti di tutti i tempi. Questo capolavoro alla fine dell’800 era finito in Svizzera. Fu riportato in Italia per l’interessamento di Giovanni Treccani che si riservò i diritti di stampare un certo numero di copie anastatiche da destinare a bibliofili e collezionisti. L’originale è conservato nella Biblioteca Estense di Modena. Per quanto si sappia questo è l’ultimo esemplare copiato a mano.

Versioni medioevali

Nel corso dei secoli il latino divenne sempre più una lingua dotta, lontana dalla gente; del resto in molti paesi d’Europa non era stato mai parlato. Inoltre, verso la fine del medio evo, sorsero dei movimenti, considerati ereticali dalla chiesa ufficiale, che predicarono un ritorno alla lettura diretta dei testi biblici e che cominciarono a farli tradurre nella lingua parlata dal popolo.
Le prime versioni parziali apparvero in Inghilterra ed in Germania nell’VIII secolo. Nel XII secolo vi furono alcune versioni in Francia e nel XIII secolo in ungherese e rumeno.
La Dugentista. È la prima versione scritta con semplicità in italiano volgare. Non si hanno molte notizie ma si pensa che sia nata probabilmente in uno di quei centri di fervore religioso ereticale del XIII secolo (valdesi, albigesi, patarini).
La traduzione di John Wicliff. Il primo grande lavoro di traduzione della Bibbia in lingua volgare si deve a Wyclif che intorno al 1380 tradusse la Bibbia nell’inglese parlato dalla gente, partendo dalla Vulgata. Secondo alcuni, questa traduzione ispirò la rivolta dei contadini del 1381, in Inghilterra. L’arcivescovo Arundel nel 1408 ed Enrico VII (ancora sotto Roma) nel 1530 vietarono la lettura della Bibbia in inglese.

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L’invenzione della stampa e la Bibbia

Nel corso della storia le traduzioni della Bibbia hanno lasciato un segno profondo nella lingua e nella cultura di molti popoli: la Vulgata ha lasciato la sua impronta sul latino medievale (e per suo tramite sulle moderne lingue europee); quella tedesca di Lutero ha contribuito ad unificare la lingua ed il popolo tedesco; le traduzioni in inglese di Tyndale, Coverdale e King James hanno influenzato la lingua e la cultura inglesi. Per molte società la Bibbia è stata il primo libro scritto e stampato, diventando, in tal modo, strumento di formazione ed unificazione.

Età della stampa

L’invenzione della stampa (1450/52) di Johann Gutenberg segnò una svolta nella storia del sapere e della conoscenza. Il primo libro ad essere stampato fu la Bibbia nella versione in latino della Vulgata. Con la diffusione della stampa, la pubblicazione della Bibbia nelle lingue volgari ebbe un posto di primo piano. Dopo secoli di silenzio, la Bibbia viene tradotta nelle lingue parlate dal popolo e diffusa in tutta l’Europa, nonostante i divieti. La gente riscoprì le sacre scritture che tornò a leggere con grande fervore.

La divisione della Bibbia in capitoli.

I primi tentativi di divisione della Bibbia in capitoli e versi sono attribuiti a Stefano Langton, arcivescovo di Canterbury, morto nel 1227. Un altro tentativo fu fatto da Ugo di San Caro, Provinciale dei Domenicani e poi cardinale in Spagna morto nel 1263, che adottò la divisione fatta dal Langton, inserendovi le lettere A, B, C, …, a margine. Infine, per quanto riguarda l’A.T., alcuni tentativi risalgono ai primi secoli d.C.
Ma la divisione della Bibbia, in capitoli e versi, come la conosciamo oggi, la dobbiamo al tipografo francese Robert Estienne. Secondo il racconto del figlio Enrico, egli fece questo lavoro mentre viaggiava a cavallo da Parigi a Lione (G. Luzzi, Storia della Bibbia). Nel 1551 Estienne pubblicò, a Ginevra, il N.T. nella versione di Erasmo. La prima Bibbia intera con la divisione in capitoli e versi, la Vulgata latina, fu pubblicata dallo stesso Estienne a Ginevra nel 1555. La divisione presenta molte lacune, ma è comoda per la ricerca dei passi e le citazioni, si disse in seguito che fu per gli scossoni subiti che alcune divisioni risultano improprie. D’altra parte l’importanza della divisione è solo formale e non di contenuti.

Il Nuovo testamento di Erasmo – 1516

Desiderio Erasmo da Rotterdam, famoso umanista olandese.
Il Nuovo Testamento in greco, con latino a fronte, fu realizzato in fretta, nel giro di un anno, da Erasmo, su sollecitazione dello stampatore J. Froben di Basilea (che aveva fiutato l’affare di pubblicare per primo il N. T. in greco). L’opera fu pubblicata a Basilea, presso l’editore Froben, il 1° marzo 1516. Ebbe diverse riedizioni aggiornate con apparato critico e divisione del testo in capitoli e versi. Conosciuto in seguito come textus receptus (testo ricevuto), servì di base per le traduzioni moderne del N.T.

La Bibbia poliglotta d’Alcala (Bibbia Complutense) – 1517.

La Bibbia poliglotta d’Alcala, dal nome della città di Alcala (Spagna) dove fu stampata, detta anche Bibbia Complutense per il fatto che Alcala in latino è detta Complutum. Voluta dal Cardinale Francisco Ximenes de Cisneros, arcivescovo di Toledo e fondatore dell’Università di Alcala (esistente ancora oggi); l’opera iniziata nel 1502, in onore della nascita di un bambino, poi divenuto Carlo V, fu completata nel 1517, in sei volumi. Il testo dell’A.T. è in ebraico, greco e latino, con annotazioni a piè di pagina ed ai lati sulle radici della lingua ebraica e varie. Il N.T. fu pubblicato per primo nel 1514 ma non poté essere diffuso in attesa dell’autorizzazione papale. L’intera opera sarà diffusa a partire dal 1552.

La Bibbia Malerbi (o Malermi) – 1471

La prima Bibbia integrale in italiano volgare fu tradotta dal monaco Camaldolese Nicolò Malerbi (o Malermi), fu stampata a Venezia nel 1471. (Prima della traduzione del Malerbi esistevano già delle volgarizzazioni del testo sacro ma interessavano singoli libri biblici). L’opera incontrò grande favore ed ebbe almeno 9 ristampe, nei trenta anni successivi, di cui alcune arricchiti di numerose illustrazioni.

La Bibbia Jensoniana – 1471

Nell’ottobre del 1471 fu stampata a Venezia, una versione anonima detta Jensoniana dal nome del tipografo Nicolò Jenson. Questa versione segue la traduzione Dugentista per l’A.T. e l’opera del Malerbi per il N. T.

Versione inglese di Tyndale – 1527

William Tyndale, insigne studioso (conosceva ben 8 lingue), è considerato uno dei padri della lingua inglese. Per tradurre la Bibbia si trasferì in Germania (in Inghilterra non gli fu permesso dalle autorità religiose), dove nel 1526 pubblicò il N.T. tradotto dal testo di Erasmo (textus receptus), mentre tradusse dall’ebraico il pentateuco, i libri storici e parte dei profeti. Le copie stampate in Germania venivano inviate clandestinamente in Inghilterra. Quando venivano scoperte servivano ad alimentare grandi falò, con grave rischio anche per la vita dei contrabbandieri. Tradito da un falso amico, fu imprigionato in un castello nei pressi di Bruxelles dove patì il freddo, la fame e la privazione di ogni lettura, il 6 ottobre 1536, mentre esclamava: “Signore, apri gli occhi al re d’Inghilterra”, fu strozzato e gettato nel rogo. L’opera di Tyndale fu completata da Myles Coverdale e John Rogers, che erano stati suoi collaboratori, e pubblicata col nome di Coverdale Bible e Matthew’s Bible.

La versione del Brucioli – 1532

Nel 1532, uscì a Venezia, dalla tipografia Marcantonio Giunta, la versione integrale del fiorentino Antonio Brucioli, tradotta direttamente dall’ebraico e dal greco. Tra il 1532 ed il 1567 ci furono 6 ristampe.
Dal 1567 le Bibbie cominciarono ad essere stampate all’estero per giungere in Italia attraverso il mercato clandestino.

La Versione di Martin Lutero – 1534

Lutero fu scomunicato definitivamente il 3 gennaio 1521, invitato più volte a tornare sui suoi passi, era braccato. Il 4 maggio del 1521, Lutero, tornava dalla Dieta di Worms (assemblea del Sacro Romano Impero), dove ancora una volta aveva difeso la sua posizione.
“Ha di poco oltrepassato Altenstein, quando, in un bosco solitario, cinque cavalieri bene armati si pre-cipitano fuori all’improvviso e circondano la carrozza. I suoi compagni fuggono spaventati mentre il frate, fatto montare a cavallo, è condotto al castello di Wartburg, antica residenza dei langravi di Turingia. Giunto al castello, Lutero fu invitato a deporre l’abito talare ed indossare il costume dei cavalieri, con la spada al fianco e la catena d’oro al collo, ed a lasciarsi crescere barba e capelli. Travestito e trasformato a quel modo, era ben difficile poterlo riconoscere; e il segreto fu così custodito, che pochi fra quelli che lo circondavano e lo servivano sospettarono chi realmente fosse questo gentiluomo, che tutti chiamavano il “cavaliere Giorgio”. Lutero rimase nel suo rifugio dieci mesi durante i quali tradusse il Nuovo Testamento dal testo greco di Erasmo” (Giovanni Luzzi, Storia della Bibbia, Firenze 1927).
Nel 1534 Lutero pubblicò la Bibbia completa in tedesco, un’opera di grande successo, che ebbe una grande influenza morale e che contribuì ad unificare la lingua tedesca.

La Bibbia di Olivetano – 1535

Nel 1532, nella campagna di Chanforan, nei pressi di Angrogna, i Valdesi tennero uno storico sinodo per decidere i rapporti da tenere coi riformatori d’oltralpe. Al sinodo parteciparono alcuni personaggi di spicco dei riformatori svizzeri, tra cui Pier Roberto detto Olivetano, cugino di Calvino. Il sinodo deliberò, tra l’altro, di destinare 1500 scudi d’oro per la diffusione della Bibbia, e Olivetano che conosceva bene il greco e l’ebraico fu incaricato di preparare una traduzioni in francese. La Bibbia tradotta da Olivetano fu pubblicata a Neuchatel il 12 febbraio 1535.
La versione di Sante Marmochino (o Marmocchini) – 1538
Nel 1538, di nuovo a Venezia, venne stampata la versione del domenicano Sante Marmochino, che tradusse l’Antico Testamento dalla versione latina di Sante Pagnini, mentre per il Nuovo Testamento utilizzò la versione di Fra Zaccheria da Firenze, suo compagno di convento, del 1536.

Il Nuovo Testamento di Pascale – 1555

Stampato a Ginevra in edizione diglotta (Italiano e Francese) e tradotto dal pastore valdese Giovanni Luigi Pascale, di Cuneo. Fu pastore delle chiese valdesi di Calabria dove fu arrestato. Morì condannato al rogo il 15 settembre 1560.

La versione King James (Re Giacomo) – 1611

Salito al trono d’Inghilterra nel 1603, Giacomo I, nell’anno successivo, nominò una commissione di 144 traduttori tra i migliori ebraisti e grecisti di Oxford e Cambridge perché preparassero una nuova traduzione della Bibbia. Il lavoro fu completato nel 1611 e si chiamò la Authorized Versione (Versione Autorizzata). Questa versione fu e rimane un capolavoro per la lingua, lo stile e la fedeltà ai testi originali.

La versione Diodati – 1607

Nel 1541 la città di Lucca ospitò un incontro tra 1’imperatore Carlo V ed il papa Paolo III per discutere affari di stato. Primo magistrato della città, era, quell’anno, Michele Diodati. Il 17 settembre Anna Diodati, moglie del magistrato, diede alla luce un bimbo. Saputa la notizia l’imperatore si offri di tenerlo a battesimo a condizione che portasse il suo nome ed il papa si offrì per amministrare il battesimo. Il bimbo si chiamò Carlo, ebbe come padrino Carlo V e fu battezzato dal papa Paolo III. Ma l’esser tenuto a battesimo da un imperatore, ostile alla Riforma, e battezzato da un papa non bastò a tenere la famiglia Diodati lontana dalle eresie della riforma. Carlo Diodati dovette rifugiare prima in Francia e poi a Ginevra dove nacque Giovanni Diodati, traduttore della Bibbia.
Giovanni Diodati, dottore in teologia all’età di 19 anni ed a 21 professore d’Ebraico all’Accademia calvinista di Ginevra, pubblicò, nel 1607 una nuova traduzione della Bibbia in italiano. Nel 1641 fu stampata a Ginevra una revisione della traduzione annotata dallo stesso Diodati. Stampata nel nord Europa, giungeva in Italia dove è stata letta e apprezzata da generazioni di evangelici coi quali condivise persecuzioni e roghi.
Finalmente, alla vigilia dell’unità d’Italia, nel 1860 la Claudiana di Torino stampò 3000 copie del N.T. nella traduzione Diodati. L’intera Bibbia fu stampata a Firenze nel 1868 e, dopo la presa di Porta Pia e la sconfitta dello stato pontificio, è stata pubblicata a Roma la grande Bibbia da pulpito, nel 1875.

La versione di Antonio Martini

Nella seconda metà del 700, durante il pontificato di Bendetto XIV le maglie dell’inquisizione si allentarono, cadde il divieto di leggere la Bibbia in lingua volgare a condizione che fosse autorizzata dalla chiesa. con regolare imprimatur.
Il papa affidò l’incarico al cardinale Antonio Martini che tradusse tutta la Bibbia partendo dalla Vulgata. Questa fu la prima versione cattolica in italiano, dopo il concilio di Trento. L’opera in 23 volumi fu stampata a Torino negli anni 1769/1781 ed a Roma negli anni 1782/1792.

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Rivelazione ed ispirazione

La rivelazione

“Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio …” (Ebrei 1:1/2).
La rivelazione è il mezzo attraverso il quale Dio si fa conoscere, la Parola scritta è uno dei mezzi della Sua rivelazione.

L’ispirazione

“Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo” (2 Pietro 1:20/21).
L’ispirazione è l’influenza esercitata dallo Spirito Santo sugli scrittori dei testi sacri perchè trasmettessero fedelmente quanto ricevuto da Dio.

Scritta da uomini per essere compresa da uomini.

Gli ebrei chiesero a Mosè: “parla tu con noi e ti ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti morremo” (Esodo 20:19).

Ispirata da Dio, essa è affidabile e sicura.

Questi due fattori rendono la Bibbia un libro unico, diverso dagli altri libri.

La Bibbia è la PAROLA DI DIO!

Di seguito alcuni passi significativi:
1 Tessalonicesi 2:13 – “Per questa ragione anche noi ringraziamo sempre Dio: perché quando riceveste da noi la parola della predicazione di Dio, voi l’accettaste non come parola di uomini, ma, quale essa è veramente, come parola di Dio, la quale opera efficacemente in voi che credete”
Atti 4:31 – “Dopo che ebbero pregato il luogo dove erano riuniti, tremò; e tutti furono riempiti dello spirito santo, e annunziavano la Parola di Dio con franchezza”. Di cosa parlavano? Degli scritti dell’Antico Testamento
2 Tim. 3:16-17 – “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona”.
“Ogni Scrittura”. Dio è l’autore e l’ispiratore di tutta la scrittura. Egli ha guidato con lo Spirito Santo gli strumenti che ha scelto.
Gli strumenti sono umani. Dio ha scelto uomini per parlare ad altri uomini col linguaggio degli uomini. Davide dice: “lo Spirito del Signore ha parlato per mio mezzo e la sua parola è stata sulle mie labbra” (2 Samuele 23:2).
Scopo della parola ispirata (2 Tim. 3:16/17):
INSEGNARE – Gettare le basi, il fondamento, sull’istruzione.
RIPRENDERE – Esortare, convincere dell’errore e dissipare i dubbi.
CORREGGERE – Riportare colui che si svia sulla retta via.
EDUCARE ALLA GIUSTIZIA – Formazione spirituale del credente per raggiungere la maturità, la “statura di Cristo” (Efes. 4:13). Preparato per il servizio ed equipaggiato (completo) “per ogni opera buona” (Efes. 4:13).
Non solo la Bibbia è la parola ispirata, ma Dio ha vegliato (veglia ancora oggi) sull’integrità, unità ed efficacia della Scrittura.
Geremia 1:11/12 – “… Io vigilo sulla mia Parola per mandarla ad effetto”
Isaia 55:10/11 – “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, affinché dia seme al seminatore e pane da mangiare, così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”.

Segni dell’ispirazione

La sua unità: nonostante si tratti di un insieme di libri scritti in tempi diversi, nella Bibbia troviamo una straordinaria unità.
La sua forza rigeneratrice: “siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, cioè mediante la parola vivente e permanente di Dio” (1 Pietro 1:23).
La sua vitalità e capacità di giudizio: “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” (Ebrei 4:12/13).
La sua azione come elemento di trasformazione e stabilità della società: una nazione radicata sulla Parola di Dio è benedetta.
Il suo compimento ed immutabilità: “finchè non siano passati il cielo e la terra, neppure uno iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto” (Mat. 5:18); “l’erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio dura per sempre”(Isaia 40:8).

Compimento delle profezie:

Località di Nascita di Gesù.

Profezia: “Ma da te, o Betlemme, Efrata, sebbene tra le più piccole città principali di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni” (Michea 5:1).
Compimento: “Gesù era nato in Betlemme di Giudea …” (Matt. 2:1)
La crocifissione di Gesù.

Profezia: “Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi” (Salmi 22:16).
Compimento: “Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori …” (Luca 23:33)
La distruzione del tempio di Gerusalemme.

Profezia: “…., i suoi discepoli gli si avvicinarono per fargli osservare gli edifici del tempio. Ma egli rispose loro: Vedete tutte queste cose? Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata” (Matteo 24:1/2).
Compimento. Nel 70 d.C. Tito, non ancora imperatore, dopo un lungo assedio, conquistò Gerusalemme, prese tutto ciò che c’era di valore e poi vi appiccò il fuoco. Al posto del tempio oggi c’è la Moschea di Omar.

La distruzione di Babilonia.

Profezia: “Babilonia, lo splendore dei regni, la superba bellezza dei Caldei, … non sarà mai più abitata, di epoca in epoca nessuno vi si stabilirà più; …” (Isaia 13:19/22) e Geremia aggiunge: “Le larghe mura di Babilonia saranno spianate al suolo” (Ger. 51:58).
Compimento: Babilonia divenne luogo di desolazione e dimora delle bestie, coperta dalla sabbia del deserto, fu scoperta nel 1854 dall’archeologo tedesco Robert Koldewey dal 1889 al 1917. Furono riportate alla luce importanti reperti archeologici, molti dei quali, tra cui la Porta di Ishtar ornata di mattoni di smalto azzurro con figure d’animali, furono portati in Germania.

La testimonianza degli uomini.

Abramo LINCOLN: Io credo che la Bibbia sia il migliore dono che Dio abbia mai fatto all’uomo. Tutto il bene che emana dal Salvatore del mondo ci giunge attraverso questo libro.

Giorgio WASHINGTON: E’ impossibile governare rettamente il mondo senza Dio e la Bibbia.

Emanuele KANT: L’esistenza della Bibbia, quale libro per il popolo, è il più grande beneficio di cui la razza umana abbia mai goduto, e qualsiasi tentativo di sminuirla è un delitto contro l’umanità.

Isacco NEWTON: Nella Bibbia vi sono più segni di autenticità che in qualunque storia profana.

W. Goethe: Se fossi gettato in prigione e non potessi prendere con me che un solo libro, sceglierei la Bibbia.

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Immagini antica Babilonia:
– Scavi archeologici
– Ricostruzione della porta di Ishtar

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Interpretazione ed applicazione

I metodi di studio ed interpretazione della Bibbia, nel corso dei secoli, sono stati diversi: letterale, mitico, allegorico o simbolico, storico critico, ecc. La chiesa cattolica affianca al testo scritto la tradizione orale e si considera l’autorità in grado di interpretare il testo sacro.

La riforma di Lutero portò a due conclusioni molto interessanti, per quanto riguarda l’interpretazione e la comprensione della Bibbia:

  1. il riconoscimento dell’azione dello Spirito Santo: “La Bibbia non può essere compresa con lo studio o con talenti personali; voi non dovete fare affidamento che sull’influenza dello Spirito santo” (M. Lutero);
  2. la Bibbia deve essere spiegata con la Bibbia. Essendo la Bibbia ispirata da Dio, esse è fornita degli strumenti necessari per la sua comprensione.

Queste conclusioni non annullano i vari metodi di studio della parola di Dio ma riportano in primo piano principi annunciati da Gesù ed applicati dalla chiesa nascente.

Lo Spirito della verità

Giovanni 14:16/17: “Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora con voi, e sarà in voi”
Giovanni 16:12/13: “Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire”
Giovanni 8:31/39: “Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi … Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. So che siete discendenti d’Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. … ”
Non basta avere la verità è necessario avere lo spirito della verità. Gesù possedeva la verità spirituale: “Essi si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi” (Marco 1:22). Gesù non solo dice la verità ma Egli stesso è la Verità! Prima di conoscere la Bibbia è necessario conoscere Gesù!
Gli Scribi e i Farisei avevano la verità letteraria, insegnavano la lettera della verità senza lo spirito della verità. Scrive Paolo che “la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica” (2 Cor. 3:6).
LA VERITÀ SENZA LO SPIRITO DELLA VERITÀ È DANNOSA QUANTO LA MENZOGNA!
Il diavolo conosce molto bene la teologia ma in lui non c’è verità alcuna. Anche le “sette” hanno un po’ di verità (non è questione di percentuale) ma non hanno lo spirito.

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