Dalla Vulgata al Medio Evo

La Vulgata

La più importante versione della Bibbia in latino fu la Vulgata di Girolamo. Il nome Vulgata deriva da “vulgata editio” (edizione per il popolo). Girolamo, figlio di cristiani benestanti, studio a Roma la letteratura latina ed il greco. Fu segretario del vescovo di Roma Damaso I da cui ricevette l’incarico di tradurre la Bibbia in latino.
Girolamo si recò prima ad Antiochia di Siria, per apprendere l’ebraico, poi, verso la fine del IV secolo, si stabilì a Betlemme, dove tradusse l’AT dal testo ebraico, inserendo i libri apocrifi della versione dei settanta; mentre per il NT eseguì una revisione della Vetus latina. L’opera fu completata intorno al 405/406.
All’inizio la Vulgata fu molto criticata, ma in seguito ebbe un grande successo e divenne il testo ufficiale della chiesa di Roma fino al Concilio Vaticano II. Nel 1546 il Concilio di Trento dichiarò la Vulgata la sola autentica ed ispirata. Con l’invenzione della stampa, la Vulgata fu il primo libro ad essere stampato. Fu revisionata sotto i pontificati di Sisto V (1585-1590) e Clemente VIII (1592-1605) prendendo il nome di Vulgata Sisto Clementina.
Verso il Medio Evo
Nel IV secolo il cristianesimo divenne religione di stato e poco per volta la Bibbia si allontanò sempre più dalla gente. L’analfabetismo era grande e l’insegnamento rimase nelle mani della chiesa, senza possibilità di verifica. Come era lontano il ricordo dell’esperienza della chiesa di Berea: (Atti 17:10/11).
Per tutto il medio evo non vi furono nuove traduzioni ma avvennero alcuni fatti degni di nota:
La Bibbia dei poveri (Biblia pauperum). I codici iniziarono ad essere illustrate e nelle chiese comparvero gli affreschi di scene bibliche, da qui il detto di Bibbia dei poveri. “La pittura è usata nelle chiese perché gli analfabeti, guardando sulle pareti, leggano ciò che non sono capaci di decifrare sui codici” (Gregorio Magno, VI sec).
La Bibbia chiusa. La Bibbia medioevale fu dunque il regno del colore, della bellezza, della ricchezza. Ma fu anche una Bibbia generalmente “chiusa”, da venerare più che da capire. Chiusa perché scritta in latino, una lingua dotta, che rapidamente scompariva dall’uso; chiusa perché, per l’alto costo, erano accessibile solo al clero o ai ricchi. Una Bibbia bella, ricca di miniature, ma che nessuno legge.
La Bibbia di Borso d’Este. Fra tutte per lo splendore delle sue miniature spicca la Bibbia di Borso d’Este Duca di Ferrara (1455-61). Un’opera in due volumi, celebre per la sontuosità, l’eleganza e la ricchezza eccezionale, con riquadri a piena pagina che conferiscono al testo maggiore solennità e ne fanno uno dei più splendidi monumenti di tutti i tempi. Questo capolavoro alla fine dell’800 era finito in Svizzera. Fu riportato in Italia per l’interessamento di Giovanni Treccani che si riservò i diritti di stampare un certo numero di copie anastatiche da destinare a bibliofili e collezionisti. L’originale è conservato nella Biblioteca Estense di Modena. Per quanto si sappia questo è l’ultimo esemplare copiato a mano.

Versioni medioevali

Nel corso dei secoli il latino divenne sempre più una lingua dotta, lontana dalla gente; del resto in molti paesi d’Europa non era stato mai parlato. Inoltre, verso la fine del medio evo, sorsero dei movimenti, considerati ereticali dalla chiesa ufficiale, che predicarono un ritorno alla lettura diretta dei testi biblici e che cominciarono a farli tradurre nella lingua parlata dal popolo.
Le prime versioni parziali apparvero in Inghilterra ed in Germania nell’VIII secolo. Nel XII secolo vi furono alcune versioni in Francia e nel XIII secolo in ungherese e rumeno.
La Dugentista. È la prima versione scritta con semplicità in italiano volgare. Non si hanno molte notizie ma si pensa che sia nata probabilmente in uno di quei centri di fervore religioso ereticale del XIII secolo (valdesi, albigesi, patarini).
La traduzione di John Wicliff. Il primo grande lavoro di traduzione della Bibbia in lingua volgare si deve a Wyclif che intorno al 1380 tradusse la Bibbia nell’inglese parlato dalla gente, partendo dalla Vulgata. Secondo alcuni, questa traduzione ispirò la rivolta dei contadini del 1381, in Inghilterra. L’arcivescovo Arundel nel 1408 ed Enrico VII (ancora sotto Roma) nel 1530 vietarono la lettura della Bibbia in inglese.

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